La Revue Défense Nationale esce dal 1939. Non ci si pubblica nove volte per caso, e non ci si pubblicano opinioni: ci si pubblicano analisi fondate su fatti, riviste da una redazione che conosce la materia. È la base più solida di questo corpus, ed è anche la meno nota al grande pubblico.
Bucarest, 2008: una lettura datata e verificabile
Nell’aprile 2008 il presidente Bush apre il più grande vertice della storia della NATO ponendo l’adesione di Ucraina e Georgia come priorità di Washington. Un’iniziativa franco-tedesca, concertata con Mosca, nega loro lo status di candidato ufficiale.
Henri de Grossouvre ne trae, nello stesso anno, una conclusione che il riassunto inglese ufficiale della rivista formula così: l’episodio illustra il relativo declino geopolitico dell’America. Scritto nel 2008. Si può discutere la tesi; non la si può datare a posteriori.
L’anno successivo, con Pierre Pascallon, afferma che la Grande Europa esiste “dall’Atlantico agli Urali” e comprende quindi la Russia europea — e ne trae una conseguenza operativa: la convocazione di una conferenza internazionale e la trattazione della sicurezza paneuropea nel quadro dell’OSCE. Anche qui l’approccio è architettonico. La diagnosi è solo la porta d’ingresso.
Il controllo democratico dell’impegno
Nel giugno 2026 cofirma con altri trentuno — parlamentari, ufficiali generali, universitari, tra cui Pierre Lellouche e Jacques Sapir — un editoriale che non appartiene al commento ma al diritto costituzionale applicato. Vi si avanzano nove misure: rafforzamento costituzionale dell’articolo 35, definizione giuridica della cobelligeranza, dibattito parlamentare obbligatorio sugli interessi vitali, possibile ricorso al referendum per gli impegni strategici maggiori.
L’oggetto del testo non è dirimere una contesa tra due campi. È stabilire chi decide, con quale procedura e sotto quale controllo. È una questione di meccanica istituzionale, ed è esattamente il punto in cui il lavoro di proposta si distingue dall’editoriale.
I Balcani, la Serbia, le infrastrutture critiche
Due ulteriori angolazioni completano l’ambito. La prima è balcanica: già nel 2015 un editoriale di sei pagine colloca la Serbia come crocevia tra Unione europea e Mosca — dieci anni prima che la questione tornasse in primo piano.
La seconda è meno attesa e merita una sosta. Nel 2021 dedica una recensione a Guerra e Acqua di Franck Galland, e ne trattiene l’essenziale: l’infrastruttura idrica come bersaglio e come arma, dalla clorazione delle truppe a Verdun alla distruzione delle dighe, fino alle vulnerabilità contemporanee — dissalazione, dipendenza energetica, minacce cibernetiche. È il punto in cui la difesa incontra il pilastro delle tecnologie di sovranità.